Oggi vi parlo di un particolare tipo di protesi mammaria prodotta da Polytech Health & Aesthetics: la protesi Diagon Gel® 4Two in Microthane®.
Questo tipo di protesi mammaria dal profilo anatomico è caratterizzata da una copertura in schiuma di micro-poliuretano che previene l’insorgere della contrattura capsulare e la rotazione della protesi e da un riempimento in doppio gel di silicone, uno più morbido nella parte posteriore che permette una perfetta adesione al piano costale ed uno più rigido nella parte anteriore che consente di ottenere un maggiore effetto push-up.
Queste caratteristiche rendono questo tipo di protesi mammaria particolarmente indicata in casi di malformazione mammaria come la mammella tuberosa, asimmetria mammaria, ma soprattutto in casi di ptosi mammaria (seno sceso) di grado lieve o moderato non correggibili con la sola mastoplastica additiva con la classica protesi in silicone.
Inoltre questo tipo di protesi trova particolare indicazione in pazienti che desiderano avere un seno naturale con una protesi anatomica ma preoccupate per un eventuale rotazione della protesi stessa, oppure in casi di sostituzione protesica in seguito a contrattura capsulare.

Per maggiori informazioni su questa protesi vi invito a prenotare una visita specialistica presso un dei nostri centri.

 

 

 

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Ptosi mammaria con asimmetria. Mastoplastica additiva con protesi in microthane Diagon Gel.

Ptosi mammaria con asimmetria. Mastoplastica additiva con protesi in microthane Diagon Gel.

La chirurgia estetica è un settore della medicina in continua evoluzione che spesso non viene inteso nella sua complessità. Infatti intervenendo sull’aspetto esteriore della paziente viene ad incidere anche sulla sfera emotiva e psicologica.

Oggi grazie a internet, a riviste e al passaparola tra amici è facile ottenere il nominativo di un chirurgo, ma non è altrettanto facile scegliere tra quei nomi quello a cui affidarsi.

Per tale motivo è opportuno, a mio avviso, focalizzare l’attenzione su alcuni aspetti fondamentali prima di effettuare la scelta.

 

Molti di coloro che si propongono sul mercato non hanno una preparazione universitaria specifica: sono ad esempio specialisti in chirurgia generale, in chirurgia d’urgenza, oppure sono soltanto medici di medicina generale che, dopo aver frequentato un master, si presentano come chirurghi estetici. Quindi la prima cosa è scegliere un chirurgo specialista in chirurgia plastica. A tal fine è sufficiente consultare il portale della federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi (http://www.fnomceo.it).

 

Un buon chirurgo plastico deve sapere ascoltare e comprendere le aspettative, i timori e i dubbi del paziente, deve saper spiegare in maniera dettagliata la tecnica dell’intervento e chiarire non solo i vantaggi ma anche i rischi e le complicanze che possono derivarne.

Quindi la visita è un aspetto fondamentale nel rapporto medico-paziente e per essere sufficientemente esaustiva, a mio avviso, non può avere una durata inferiore ai 40-45 minuti in modo da dare al paziente la possibilità di effettuare una scelta consapevole e di comprendere se chi ha davanti sta soltanto cercando di “vendere” l’intervento.

 

Un altro aspetto da tenere in considerazione è il prezzo dell’intervento.

 

Questo deve comprendere:

  • il costo della clinica o day surgery dove viene effettuato l’intervento
  • il costo delle protesi mammarie (nel caso di interventi con protesi)
  • l’onorario del chirurgo e della sua equipe
  • il costo di tutte le medicazioni e i controlli successivi

 

Un alto standard non può essere offerto ad un prezzo troppo basso.

Quindi bisogna sempre diffidare di chi propone interventi a prezzi bassi.

 

Ultimo aspetto, ma forse il più importante, su cui vorrei porre l’attenzione dei pazienti è che la visita, implicando un impegno approfondito nell’esame del paziente, impegno che è il risultato di molti anni di studio e di continui aggiornamenti, non può essere gratuita.

A tal proposito consiglio di leggere cosa dice in merito l’Associazione Italiana di Chirurgia Estetica (http://www.aicpe.org/informazioni/I/12/Perchè-la-visita-non-è-gratuita).

 

 

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Negli ultimi anni l’uso sempre più ampio del tessuto adiposo autologo in chirurgia estetica, i progressi ottenuti con la ricerca scientifica, la non accettazione da parte di alcune pazienti di avere materiale artificiale alloplastico (protesi di silicone) nel corpo, così come gli esiti cicatriziali (anche se minimi) e le reazioni dell’organismo alle protesi, hanno portato allo sviluppo di una tecnica alternativa alla mastoplastica additiva tradizionale per aumentare il volume del seno.

L’aumento del seno con il proprio grasso è una tecnica che si esegue in anestesia generale e prevede il prelievo di grandi quantità di grasso, mediante apposite cannule, dalle comuni zone della liposuzione (cosce, fianchi, addome…), la preparazione e il trapianto del grasso stesso nella mammella in un piano sottocutaneo e retroghiandolare mediante piccole incisioni.

La persistenza del grasso a distanza di un anno secondo la letteratura scientifica internazionale (se vengono rispettate le moderne tecniche di prelievo, trapianto e la scelta delle aree di reimpianto) è del 60-70%.

I più comuni effetti collaterali sono sovrapponibili a quelli di una liposuzione, quindi edema ed ecchimosi che si risolvono spontaneamente nel giro di due settimane.

Questa procedura mini-invasiva non può essere considerata come un sostituto della mastoplastica additiva tradizionale, in quanto il volume  e la proiezione della mammella che è possibile ottenere sono abbastanza limitati. Inoltre non tutte le pazienti possono “offrire” le ragguardevoli quantità di grasso necessarie. Rappresenta, tuttavia, una tecnica interessante nelle pazienti che rifiutano le protesi, che hanno un’aspettativa di risultato di un volume modesto del seno, ma soprattutto, a mio avviso, utile nella correzione di asimmetrie, da lievi a moderate.

protesi anatomica

Dott. Stefano Gigliotti
Chirurgo Plastico

 

Una delle complicanze che può subentrare dopo un intervento di mastoplastica additiva è la formazione delle cosiddette “pieghe cutanee”. Questo problema è determinato principalmente dalla visibilità attraverso la pelle di pieghe presenti nell’involucro protesico. Fra le cause più comuni vi è certamente lo scarso spessore dei tessuti molli che ricoprono l’impianto che conseguentemente diventa più visibile. Altri fattori che influenzano la formazione delle pieghe cutanee sono l’utilizzo di protesi grandi (che possono provocare a lungo termine un’ulteriore atrofia con accentuazione del problema), a gel poco coesivo collocate in un piano retroghiandolare.

Correggere questa antipatica complicazione non è sempre facile. Se la protesi è posizionata in un piano retroghiandolare a volte basta spostarla in un piano più profondo retromuscolare, nel caso in cui le pieghe si presentano con la protesi già in sede sottomuscolare si può ricorrere al LIPOFILLING o trapianto di grasso.

Questa metodica, ampiamente utilizzata in chirurgia estetica, consiste nel prelevare tessuto adiposo da un’area donatrice (addome, fianchi, cosce, ginocchia…), purificarlo mediante filtrazione e soluzione fisiologica e iniettarlo con specifiche cannule in corrispondenza delle pieghe aumentando così lo spessore di copertura della protesi sottostante.

Questo intervento, che si può eseguire in anestesia locale, è in grado di offrire grande soddisfazione alla paziente grazie al notevole miglioramento estetico che si può ottenere.

Dott. Stefano Gigliotti

Chirurgo Plastico

 

No alle protesi al seno per fini estetici alle minorenni: adesso è legge.
Istituiti i registri nazionali delle protesi mammarie. Multa fino ai 20 mila euro per i chirurghi che non rispetteranno il divieto.



Via libera all’unanimità da parte della commissione Affari sociali della Camera al ddl che istituisce i registri regionali e nazionale delle protesi mammarie e che vieta gli interventi al seno a fini estetici sulle minorenni. Il ddl, esaminato in terza lettura dalla commissione in sede legislativa, è legge ed entrerà in vigore con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale.



LE MULTE – Con l’entrata in vigore del provvedimento i chirurghi che non rispetteranno il divieto di intervento «under 18» (pazienti sulle quali si potrà impiantare una protesi solo in caso di indicazione medica di«gravi malformazioni congenite») rischieranno una multa fino a 20mila euro e tre mesi di sospensione dall’attività. Il provvedimento, fortemente voluto dall’allora sottosegretario alla Salute Francesca Martini, era stato presentato dall’ex ministro della Salute Ferruccio Fazio e aveva ricevuto il primo via libera alla Camera il 22 dicembre 2010. Alla fine del 2011, sulla scia dello scandalo delle protesi francesi difettose Pip, il Senato aveva ripreso l’esame, approvando il testo con l’inasprimento delle pene da 5mila agli attuali 20mila euro. Ora il ministero della Salute avrà sei mesi di tempo per emanare il decreto che stabilirà tempi e modi per la raccolta dei dati nel registro nazionale, che sarà tenuto dalla direzione generale farmaci e dispositivi medici del ministero.



I REGISTRI – Sempre al ministero spetterà ogni anno il compito di fare una relazione al Parlamento sui dati raccolti dai registri, che dovranno contenere anche le indicazioni sui tipi di protesi e di riempimenti, oltre alla durata degli impianti. Nei registri, di cui ogni Regione dovrà dotarsi, andranno indicati «tipologia e durata degli impianti, con informazioni dettagliate circa il materiale di riempimento utilizzato ed etichettatura del prodotto, gli effetti collaterali ad essi connessi nonchè l’incidenza dei tumori mammari e delle malattie autoimmuni».



Dott. Stefano Gigliotti

Chirurgo Plastico





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