DURATA

La durata media è di circa 90 minuti, ma in alcuni casi , più complessi, si può arrivare anche a 2 ore.

CONTROLLI

Dopo l’intervento si effettueranno 2 medicazioni, a distanza di una settimana l’una dall’altra cui seguiranno dei controlli nei mesi successivi.

RIPOSO

E’ necessario riposo nei primi 5-6 giorni se si svolge un lavoro che prevede movimenti importanti o sforzi con le braccia.

ANESTESIA

Personalmente preferisco un’anestesia generale che mi permette di lavorare con più tranquillità e di dedicare tutto il tempo necessario ad ogni singolo dettaglio, ma l’intervento si può eseguire anche in anestesia locale con sedazione.

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La mastoplastica additiva, o aumento del seno, è l’intervento più comune in chirurgia estetica.
Esso consiste nell’inserimento di un impianto mammario nel totale rispetto delle caratteristiche fisiche della donna con lo scopo di ottenere un seno più piacevole ma nello stesso tempo del tutto naturale.
Varie sono le decisioni da prendere durante la programmazione dell’intervento quali la scelta della protesi (per quanto riguarda la forma e le dimensioni), il tipo di tasca che ospiterà la protesi stessa e il sito dove effettuare l’incisione.

Non esiste una regola che vada bene per tutti i casi: bisogna infatti adattare la tecnica ad ogni singolo paziente effettuando le scelte migliori per quel singolo caso. Solo così posso garantire un risultato naturale.

Le pazienti candidate a questo intervento sono quelle che presentano:

–       ipoplasia mammaria (seno piccolo)

–       mammelle che hanno perso volume in seguito a gravidanze o perdita di peso

–       malformazioni mammarie (mammella tuberosa, mammella tubulare)

–       asimmetrie mammarie

L’INTERVENTO

L’intervento viene eseguito generalmente in anestesia generale anche se si può effettuare, a seconda dei casi, in anestesia locale con sedazione. Dura circa un’ora e mezza e si può eseguire in day-surgery. Le incisioni possono essere effettuate in sede sottomammaria o periareolare. Entrambe le cicatrici sono di ottima qualità anche perché si riescono a nascondere facilmente l’una grazie al naturale solco mammario e l’altra grazie alla differenza di colore tra l’areola, più scura, e la cute della mammella, più chiara. La scelta dell’incisione è da prendere in base alle caratteristiche fisiche della persona (dimensioni dell’areola), alle dimensioni della protesi scelta e anche alle preferenze della paziente. La tasca ove alloggerà la protesi può essere allestita sotto la ghiandola mammaria o in un piano in parte sottoghiandolare e in parte sottomuscolare secondo la più recente tecnica chiamata “dual-plane”. L’obiettivo è quello di offrire la maggior copertura alla protesi, quindi in caso di ipotrofia mammaria lieve (dalla seconda taglia in poi) è sufficiente un alloggiamento retroghiandolare, poco doloroso: si ha in questo caso una convalescenza più rapida e una buona mobilità immediata della mammella. Nel caso invece di donne magre, sportive con poco tessuto sottocutaneo si adotta la tecnica dual-plane in cui la parte superiore della protesi sarà ricoperta dal muscolo grande pettorale e la parte inferiore dalla ghiandola mammaria: l’intervento è un po’ più doloroso e le mammelle nella fase iniziale sono poco mobili ma si ha il grande vantaggio di garantire un risultato più naturale. In alcuni casi è previsto l’uso di drenaggi che vengono comunque rimossi il giorno dopo. Le suture vengono effettuate con fili riassorbibili che pertanto non devono essere poi rimossi. Al termine dell’intervento viene fatto indossare un reggiseno contenitivo che dovrà essere portato per un mese.

RECUPERO E PERIODO POST-OPERATORIO

Nei giorni successivi all’intervento è normale che le mammelle appaiano lievemente gonfie (edema post-operatorio) e di “aspetto chirurgico”, cioè poco mobili. Nel giro di 3-4 settimane quasi tutto l’edema si riassorbe e le mammelle inizieranno ad avere un aspetto sempre più naturale. E’ comune anche un indolenzimento soprattutto nella regione sternale che viene controllato con antidolorifici e che dura al massimo pochi giorni. La ripresa delle attività è praticamente immediata, dopo pochi giorni si può tornare alla normale vita lavorativa con l’unica attenzione di non sforzare troppo le braccia. Si può riprendere la macchina dopo 2-3 settimane e l’attività sportiva dopo 4-6 settimane.

PROTESI MAMMARIE SICURE

E’ questo un’aspetto che tengo molto a sottolineare. Infatti le protesi mammarie che utilizzo sono le migliori sul mercato. Esistono protesi diverse per forma e dimensioni che però devono sempre rispettare l’armonia corporea e le caratteristiche della paziente, nella fattispecie protesi “tonde” e protesi “anatomiche” o “a goccia” (più spesse nel polo inferiore e più sottili in quello superiore). Le più moderne protesi mammarie sono riempite con gel di silicone altamente coesivo che serve a mantenere la forma e offre come vantaggio, in caso di rottura della protesi, di restare compatto e non diffondersi nei tessuti. La superficie della protesi è “testurizzata”, cioè non liscia ma ruvida, e permette di ridurre il rischio di contrattura capsulare. Le protesi di ultima generazione che si usano oggi possono essere mantenute anche per tutta la vita con il solo limite del fisiologico invecchiamento dei tessuti che può, con gli anni, modificare la forma del seno. E’ importante, infine, specificare che l’impianto di protesi mammarie non pregiudica un eventuale allattamento e non ostacola le procedure diagnostiche per lo screening del seno anche se, dopo la mastoplastica additiva, l’esame di scelta è la risonanza magnetica che permette  di studiare sia la ghiandola mammaria sia la protesi.

POSSIBILI COMPLICANZE

Come tutti gli interventi chirurgici la mastoplastica additiva non è esente da possibili rischi e complicanze. Tra queste, anche se rara, l’indurimento della protesi, definito contrattura della capsula periprotesica: infatti la sottile ed impalpabile pellicola fibrosa che normalemnte si forma attorno a tutte le protesi e che ha lo scopo di isolare la protesi stessa dall’organismo, può in alcuni casi ispessirsi, stringere la protesi e dislocarla verso l’alto. Purtroppo non è possibile prevedere questa complicanza perché è una reazione dell’organismo, anche se la sua incidenza è drasticamente diminuita negli ultimi anni grazie all’utilizzo di protesi testurizzate (1-2%). Altre possibili complicanze anche se rare sono ematomi, cioè raccolte di sangue, infezioni, difetti di cicatrizzazione, dislocazione della protesi e alterazione della sensibilità intorno all’areola, che torna normale nel giro di qualche settimana. In rarissimi casi è stato descritto un deficit permanente della sensibilità.